«È la prima volta che scrivo nelle tenebre […] senza sapere se formo dei caratteri. Dove nulla ci sarà, leggete che vi amo.» Ubi Amor Ibi Oculus: una lacrima incomincia l’interno dello sguardo, come se il cinema si aprisse in immagini solo a partire dal velo, o dalla fuliggine. Ultimo capitolo di una trilogia dei viandanti, questo film è una regione di tracce come prolegomeni per un cinema a venire.

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«Non poter essere altro che asino e non esser altro che asino. Asinino è il luogo del transitare nelle immagini, l’ordine frammezzo, l’opera ancora custodita nella biacca. Se verità esige il converire nell’albore dello strappo. Si dice che l’Angelico non potesse dipingere il volto del Cristo se non piangendo. Sacra unzione figlia della nuvolaglia, allora ti consegno ciò che vedo oltre l’occhio, sia pure mano prima effige del montaggio.»

Poster di Ubi amor ibi oculus

con un disegno di Giuditta Chiaraluce

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